giovedì 5 novembre 2015

La vedova di Robin Williams rivela: "Non è stata la depressione a ucciderlo"

"Non è stata la depressione a uccidere Robin Williams". Lo dice e lo sostiene con forza Susan Schneider, vedova dell'indimenticato attore che si è tolto la vita a 63 anni impiccandosi l'11 agosto del 2014. 
"La depressione era solo uno di circa 50 sintomi, uno dei più lievi" ha spiegato la donna a People. "È stata la demenza a corpi di Lewy a prendersi la sua vita". Si tratta di una malattia degenerativa che ha i suoi principi nel morbo di Parkinson ma si sviluppa con demenza, allucinazioni e altri disturbi mentali.  


"Robin avrebbe potuto vivere forse altri tre anni se fosse stato fortunato - dice - Ma sarebbero stati anni difficili, stava vivendo un incubo. Un minuto era totalmente lucido, quello dopo diceva qualcosa che non aveva senso - prosegue - poi la diga si è rotta".  
Una malattia che i medici non avevano ancora chiaro in mente e che hanno scoperto solamente dopo la morte. "Ora so che stavano facendo le cose giuste, solo che la malattia era più veloce e più grande di noi. Ci saremmo arrivati comunque, alla fine - dice ancora - È stato un caso unico, e prego Dio che possa fare chiarezza sulla demenza a corpi di Lewy per i milioni di persone che ne soffrono e per i loro cari".  
"Ho pensato a cosa gli passava per la mente, a cosa gliel'ha fatto fare - parlando del suicidio - Penso che così stesse dicendo: "No". E per questo non lo biasimo nemmeno un po'".  
Poi l'ultimo saluto. "Stavo andando a letto, è entrato nella stanza un paio di volte e ha detto: 'Buonanotte, amore mio' - conclude - Poi è tornato, ha preso il suo iPad, sembrava avesse qualcosa da fare. Che stesse meglio. Ha ripetuto: 'Buonanotte, buonanotte'. E quelle sono state le ultime parole".