venerdì 19 giugno 2015

Patricia Arquette: "L'Oscar non ti cambia la vita, ora ci provo con la tv"

Il Premio Oscar non ti fa svoltare la carriera né ti cambia la vita, parola di Patricia Arquette. Il motivo l’ha spiegato al Monte-Carlo TV Fest, dove il Principe Alberto le ha conferito la Crystal Nymph Award, raccontando l’amore per il piccolo schermo e l’impegno a capo della scientifica di C.S.I.: Cyber (domenica si conclude la prima stagione su Rai2). Al Festival c’è la sua famiglia al completo.
 


Ha mai interpretato un ruolo che potrebbe paragonare a quello di mamma e moglie?
«Non proprio: fare il genitore è il lavoro più complesso al mondo... Ho cercato sempre di metterne un pezzo, in ogni progetto a cui ho partecipato». 
Quale momento della carriera ricorda con maggiore emozione?
«Il set di Una vita al massimo, un'esperienza indimenticabile che mi ha insegnato a seguire sempre il mio istinto d'attrice. Ogni volta che proponevo qualcosa, Tony Scott rispondeva: “Che idea fantastica!”. A lui va la mia eterna gratitudine e non sarà mai abbastanza!». 
L'Academy Award le ha aperto tutte le porte?
«Alla mia età, Hollywood di solito ti getta via, infatti la stampa ha iniziato a parlare al passato: “Una volta facevi grandi film”. Sapevo di avere un asso nella manica con Boyhood e rispondevo: “Ne sto girando uno proprio ora” ma nessuno mi dava retta. Con l'Oscar pensi che ti piovano proposte di parti interessanti ma non è così. Credo che in tv ci siano ruoli migliori per le donne e lo pensavo prima che gli altri attori cinematografici iniziassero ad avvicinarsi ai telefilm». 
La tv offre anche una maggiore visibilità....
«Mi è sempre piaciuta l'idea che l'intrattenimento fosse gratis, al massimo ti sorbisci la pubblicità ma va bene così. D'altronde i miei antenati – vengo da quattro generazioni di attori – facevano varietà e quello era a buon mercato».  E poi è arrivato “C.S.I: Cyber”…
«Ho firmato prima dell'Oscar, l'idea che per la prima volta una donna di mezza età potesse dirigere una squadra di C.S.I. mi elettrizzava». 
Pronta a dividere lo scettro del comando con Ted Danson, che arriverà nella seconda stagione?
«Non vedo l'ora: ho già girato con lui la puntata crossover e non mi preoccupa minimamente dividere il potere, perché in una scena sei bravo quanto gli altri che ti lavorano accanto, quindi siamo tutti leader e voglio che tutti sul set si sentano tali». 
Ora che conosce i crimini informatici fa più attenzione?
«Ho il controllo degli accessi con le doppie password, ma sul cellulare non scarico le e-mail, ma quello che scrivo è talmente noioso che un hacker vorrebbe suicidarsi dopo averlo letto!».